Repertorio informatizzato delle fonti documentarie e letterarie della Sardegna

Repertorio informatizzato delle fonti documentarie e letterarie della Sardegna

Secolo XII – XXXVIII

Benedetto, abate del Monistero di S. Pietro di Nurci nel regno Turritano, ricorda per documento scritto, ed a prova di dritto, la concessione già fattagli della chiesa di S. Giorgio di Barake, e com’egli l’affigliò al suddetto Monistero, col consentimento del Giudice, e dell’arcivescovo di Torres.

(…).

Secolo XII – XL

Gonnario II regolo di Torres dona alla chiesa maggiore di S. Maria di Pisa due corti, una nella Nurra denominata Castello ed Erio, ed una in Romagna chiamata Bosoe, col monte Argento, e le saline esistenti nella Nurra medesima, e dippiù una quantità grande di terre, selve, pascoli, servi, ancelle, e bestie, acque e fiumi, con dritto di pesca.

(1131, 6 marzo).

Secolo XII – XLI

Comita II giudice di Arborea dona alla Chiesa maggiore di s. Lorenzo, e al Comune di Genova la chiesa di s. Pietro de Claro, una curia con servi ed armenti, e molte terre, e la metà delle vene argentifere esistenti nelle montagne del regno Arborese, promettendo inoltre di donar loro altre quattro curie, e la quarta parte delle miniere d’argento esistenti nel regno Turritano, dappoichè lo avrà conquistato.

(1131, …dicembre).

Secolo XII – XLIII

Lettera di Papa Innocenzo II agli arcivescovi e vescovi di Sardegna, colla quale raccomanda alla loro sorveglianza e protezione le chiese, i monisteri e i beni, che i monaci Cassinesi dell’Ordine di s. Benedetto possedevano in Sardegna.

(…, 6 luglio (1)).

Secolo XII – XLIV

Uberto arcivescovo di Pisa, e Legato Pontificio in Sardegna, pronunzia nel concilio tenuto in Ardara (1) il suo lodo, onde ridurre a concordia i canonici e la chieresia di s. Gavino di Torres coi monaci benedittini si s. Pietro di Nurcki (2) nelle questioni tra loro insorte per la donazione delle chiese di s. Giorgio di Baraci, e di s. Maria di Gennor.

(1135, …(3)).

Secolo XII – XLVI

Comita di Azzen, e la di lui moglie donano ai monaci benedittini di Monte Cassino il casolare di Bosohe coi servi e terre annesse, acciò serva di dotazione al monistero di s. Maria de Iscala dello stess’Ordine di s. Benedetto.

(…(1)).

Secolo XII – XLIX

Bolla di Papa Innocenzo II, colla quale è conceduto a Baldovino arcivescovo di Pisa il dritto di primazia sopra alcune chiese vescovili di Sardegna, e gli è confermata l’autorità della legazione pontificia nella stessa isola, ch’era stata conceduta ai suoi predecessori.

(1138, 1 maggio).

Secolo XII – LI

Bernardo vescovo di Galtelli vende ai procuratori dell’opera della chiesa maggiore di s. Maria di Pisa due casolari (curtes) denominati di S. Maria de Lugula, e di Santo Stefano de Ligori pel prezzo di mille dugento quaranta soldi lucchesi, col patto espresso del riscatto nel termine compiuto di due anni.

(1143, 5 ottobre).

Secolo XII – LII

Lettera di Papa Lucio II all’Arcivescovo, ai Consoli, ed al popolo di Genova, onde avvertirli che non tentino verun atto di dominio o di possesso, né separatamente, né unitamente ai Pisani, sull’isola di Sardegna, perché appartenente la medesima al patrimonio di s. Pietro, ed alla Chiesa romana, ed esortandoli anzi ad opporsi virilmente a qualunque osasse esercitarvi atti somiglianti.

(1144, 26 ottobre (1)).

Secolo XII – LIII

Lettera di Papa Eugenio III a Villano arcivescovo di Pisa, con cui lo delega per definire alcune questioni esistenti tra Rainaldo Abate di Monte Cassino e il Vescovo di Solci in Sardegna, tra l’Arciprete di Torres e i monaci di Tergo nella stessa isola, e per mandare ad esecuzione una sentenza già intervenuta in altra questione tra Costantino di Athen e i monaci Benedittini.

(…).

Secolo XII – LV

Lettera di s. Bernardo Abate di Chiaravalle a Papa Eugenio III, nella quale, mentre approva la scomunica fulminata dall’arcivescovo Baldovino contro il giudice d’Arborea, raccomanda al Pontefice il giudice di Torres.

(1146.).

Secolo XII – LVI

Gonnario II re di Torres, soffermatosi in Monte Cassino, allorché intraprese un pellegrinaggio a Gerusalemme per visitare i Luoghi Santi, confermò a quel monistero le donazioni fatte dai suoi maggiori, e ne fece egli stesso una nuova ed amplissima, aggiungendo alla medesima molte terre colte ed incolte, boschi, servi ed ancelle.

(1147, 24 giugno).

Secolo XII – LVII

Donazione del vasto territorio (Saltu) di Anglona, e della chiesa di Petra pertusa, fatta da Barisone giudice di Arborea alla chiesa di s. Maria di Bonarcado nel giorno in cui quest’ultima fu consagrata.

(…(1)).

Secolo XII – LIX

Il Giudice Gonnario di Laccon, col consenso di suo figlio Barisone re di Torres, memore della buona accoglienza avuta in Monte Cassino, allorché vi passò, e vi si soffermò nell’andare a Gerusalemme per visitare il s. Sepolcro, conferma a quei monaci tutte le donazioni fatte precedentemente al monistero di santa Maria di Thergu da essi posseduto in Sardegna, le quali si trovavano registrate nei loro antichi Libri (Condakes), e promette di spedire a tal riguardo i relativi diplomi (cartas bullatas).

(1153, …).

Secolo XII – LX

Lo stesso giudice Gonnario di Laccon, col consenso del suo figlio Barisone re di Torres, esenta il monistero di s. Maria di Thergu dal contribuire con terreni dal medesimo posseduti alla formazione del salto demaniale, che annualmente si destinava, sia per pascolo, che per seminagione, a favore e vantaggio del regolo ossia del giudicato (dessu rennu); e dippiù concede ad Alberto abate di detto monistero la facoltà di scavare nella Nurra quante saline volesse, francando sì queste nuove che le antiche, che vi possedeva, da ogni dazio e pagamento verso la cassa del giudicato (de rennu).

(1153, …).

Secolo XII – LXIV

Barisone, giudice di Arborea, dona a titolo di antefatto e di donazione per nozze alla sua sposa Agalbursa, figlia di Ponzio di Cervera, li tre borghi (curtes) di Bidonì, di S. Teodoro, e di Oiratilli, con tutte le loro pertinenze, servi, ancelle, armenti, orti, campi, vigne, pascoli, prati, stagni, selve, selve, giardini, ecc. ecc.

(1157, 31 ottobre).

Secolo XII – LXV

Il Pontefice Adriano IV conferma con nuovo privilegio della Sede Apostolica ai canonici del capitolo di S. Lorenzo di Genova tutto ciò ch’essi possedevano, sia dentro che fuori del territorio della Repubblica, e specialmente nell’isola di Sardegna.

(1158, 15 giugno).

Secolo XII – LXVII

Bolla di Papa Alessandro III diretta agli arcivescovi e vescovi di Sardegna, con la quale ingiunge ai medesimi che osservino e rispettino i privilegi da lui conceduti al monistero di Monte Cassino per le chiese che possedeva in Sardegna.

(1160, 25 febbraio).

Secolo XII – LXVIII

Il Pontefice Alessandro III, dopo aver fatto conoscere all’Arcivescovo di Genova com’era stato onorevolmente ricevuto dal senato e dal popolo romano, e da tutta la chieresia, lo esorta ad ammonire i consoli del suo comune, acciò prestino l’opera loro, onde la Sardegna non sia sottratta al dominio e alla giurisdizione della Chiesa Romana.

(1162, 18 gennaio).

Secolo XII – LXIX

Il Pontefice Alessandro III conferma con nuovo privilegio della Sedia Apostolica ai canonici del capitolo di S. Lorenzo di Genova tutto ciò ch’essi possedevano sia dentro che fuori del territorio della Repubblica, e specialmente nell’isola di Sardegna.

(1162, 22 marzo).

Secolo XII – LXXI

Il Pontefice Alessandro III esorta Pietro, Regolo di Cagliari, alla restituzione di alcune possessioni e servi spettanti alla chiesa di S. Lorenzo di Genova, dei quali questa era stata spogliata dai di lui fedeli (sudditi o vassalli).

(1162, 2 dicembre).

Secolo XII – LXXII

Costantino II, regolo di Gallura, insieme con sua moglie Elena di Lacon dona alla chiesa di S. Felice di Vada, di S. Giovanni di Sollili, e di S. Maria di Gulto (in Pisa) le vaste terre di Iurifai esistenti nel suo  giudicato in Sardegna.

(…(1)).

Secolo XII – LXXIII

Atone, vescovo di Castro in Sardegna, col consenso di Barisone giudice e re, e di Alberto arcivescovo di Torres, dona sotto alcune condizioni ai monaci di S. Salvatore di Camaldoli le chiese di S. Saturnino di Usolvisi , di S. Maria di Anela, e di S. Giorgio di Analeto.

(1164, [stil. pis.]).

Secolo XII – LXXV

Barisone, regolo di Arborea, volendo riconoscere i Genovesi per gli aiuti che gli aveano prestato, ond’essere investito dall’Imperatore Federigo Barbarossa della sovranità della Sardegna, promette loro il sussidio di lire centomila per la guerre che il comune di Genova dovesse sostenere contro i suoi nemici, il pagamento annuo di quattrocento marchi  di argento, la cessione dei castelli di Marmilla, e di Arcolento nel Giudicato Arborense, la donazione di due ville (curtes) per la fabbrica della chiesa di S. Lorenzo di Genova, e la concessione dell’area necessaria per edificare in Oristano cento case pe’ mercatanti genovesi. Promette inoltre di favorire l’arcivescovo di Genova per l’ottenimento della primazia e della legazione pontificia in Sardegna, di far edificare in Genova palatium regium, e di andarvi ogni triennio ad abitarlo, e di far giurare queste promesse ed obblighi da lui assunti dall’arcivescovo di Oristano, dai vescovi e prelati, e da cento dei più notevoli personaggi del suo regno, e di farli pure giurare dai suoi figli tutti, tosto che compissero l’età di anni dodici, e da coloro che dovessero succedergli nel regno. Agalbursa, moglie di Barisone, conferma l’atto col proprio giuramento, e promette di far giurare quello dei suoi figli, cui spetterebbe il regno, prima che venisse alla successione del regno di Gallura.

(1164, 16 settembre).

Secolo XII – LXXVI

BARISONE, re di Sardegna, accorda e promette al Comune di Genova molti favori e privilegi, e si obbliga verso il medesimo al pagamento di varie somme di denaro, ed alla cessione e concessione di varii luoghi e terre nel suo Giudicato di Arborea, a testimonianza di gratitudine, ed in ricompensa degli aiuti prestatigli dal detto Comune per ottenere la sovranità e la corona dell’isola (1).

(1164, 16 settembre).

Secolo XII – LXXVIIII

Barisone, re di Sardegna, promette ai Genovesi di prestar loro efficace aiuto, acciò l’arcivescovo di Genova ottenga il primato e la legazione pontificia in Sardegna, convalida con giuramento la sua promessa, e fa pur giocare alcuni dei magnati del suo regno.

(1164, 16 settembre).

Secolo XII – LXXX

Gregorio, arcivescovo di Arborea, dichiara con sue lettere patenti fedele ed esatto il tenore di uno strumento di donazione fatta da Barisone re di Sardegna col consenso della sua moglie Algabursa alla propria figlia Susanna, e ai di lei nipoti, il quale strumento è trascritto per esteso nelle stesse lettere patenti, e dicesi levato per copia dall’apografo di Pietro Dorrù, e di Mariano Spano.

(1165…).

Secolo XII – LXXXI

L’imperatore Federigo Barbarossa concede in feudo al comune di Pisa, rappresentato dal suo console Uguccione, la intiera isola di Sardegna, rivocando tutte le concessioni anteriori della medesima da lui fatte a qualunque altra città, o persona, e nominativamente quella già fatta  al duca Guelfone.

(1165, 17 aprile).

Secolo XII – LXXXII

Barisone II, re di Torres, promette al comune di Genova il pagamento di lire duemila in tante merci, laddove gli presti aiuto in caso di guerra co’ Pisani, e dippiù si obbliga d’impedire a questi ultimi di negoziare nel giudicato Turritano, se non siavi il consentimento del console di detto comune di Genova, accordando invece ai Genovesi la libera negoziazione, e la sicurezza delle persone e degli averi in tutto il suo regno.

(1166).

Secolo XII – LXXXIIII

Nubilone, console della repubblica di Genova, promette a Barisone II, Giudice di Torres, di prestargli valido aiuto, laddove Barisone Giudice di Arborea rompa la pace, che con lui avea segnata, e di prestarglielo, se potrà, a spese proprie, senza il soccorso pecuniario dello stesso Barisone, e del comune di Genova.

(1168, …).

Secolo XII – LXXXV

Barisone II, Giudice di Torres, promette al suddetto Nabilone console di Genova di far ritenere in pegno a proprie spese il regno di Arborea ai Genovesi, finché non siano soddisfatti dal Giudice Arborense (Barisone re di Sardegna) dei loro crediti, e di quelli del loro comune, difendendo un tal pegno o possesso contro qualunque persona, eccettuato però il comune di Pisa, cui egli era vincolato con precedente giuramento.

(1168, …).

Secolo XII – LXXXVI

Barisone, re di Sardegna, promette alla repubblica di Genova di pagarle quanto le rimaneva dovendo, e di pagare eziandio gli altri cittadini genovesi suoi creditori, di consegnarle vettovagliato il castello di Arculento, di darle cento quaranta ostaggi, e di ritornare a Genova sulle stesse galee, che doveano trasportarlo a Sardegna, assieme alla sua moglie ed ai suoi figli.

(1168, …).

Secolo XII – LXXXVIII

Il comune di Genova promette a Barisone, re di Sardegna, di lasciarlo partire liberamente assieme alla moglie, ai figli, ed agli ostaggi, e di restituirgli il castello di Arculento, tosto che egli avrà pagato integralmente tutti i suoi debiti, sia al detto comune, che ai particolari creditori genovesi.

(1168, …).

Secolo XII – XCII

Pace conchiusa per ventinove anni tra i comuni di Pisa, Genova e Lucca, per mezzo dei loro rappresentanti Girardo Bulgarello, Ottone Buono e Alcherio di Nechio, nella quale sono principalmente regolati alcuni punti di concordia tra Pisani e Genovesi per tutto ciò che riguardava le loro rispettive possessioni e negoziazioni in Sardegna, e i danni e le ingiurie che reciprocamente si aveano fatte per tal causa negli anni precedenti.

(1169, …maggio).

Secolo XII – XCIII

Barisone, giudice di Arborea, segna la pace con Pietro, regolo di Cagliari, e gli restituisce tutti i luoghi, e tutte le cose che gli erano state concedute da Federigo I Imperatore di Germania negli Stati cagliaritani, allorché lo investì della sovranità della Sardegna.

(1169, …dicembre).

Secolo XII – XCIV

Nubilone, console di Genova, promette a Pietro, giudice di Cagliari, di prestargli valido aiuto per parte del comune da lui rappresentato, laddove Barisone, giudice di Arborea, rompesse la pace, che testé avea contratto col medesimo.

(1169, …dicembre).

Secolo XII – XCVI

Pietro, giudice di Cagliari, promette a Nubilone, console di Genova, di prestare aiuto al comune da lui rappresentato, affinché ritenga il possesso del giudicato di Arborea fino a tanto che Barisone, giudice dello stesso giudicato, non paghi integralmente le somme, di cui era debitore a quella repubblica.

(1169, …dicembre).

Secolo XII – XCVII

Alberto, arcivescovo di Torres, aderendo alle preghiere di Rainaldo abate di Monte Cassino, col consenso di Barisone II re di Torres, e di suo figlio Costantino I, avuto il beneplacito dei vescovi suoi suffraganei, e dell’arciprete e canonici della basilica turritana di S. Gavino, rimette ai priori del monistero di Nurki il censo di una libbra di argento, e di venti soldi di denari, ch’essi doveano pagare alla suddetta basilica di S. Gavino per le chiese di S. Giorgio di Baraci, e di S. Maria d’Eenor, in occasione della venuta del legato pontificio in Sardegna.

(1170, …).

Secolo XII – XCVIII

Barisone, re di Arborea, nel disporsi a partire per Sardegna assieme a Ottone di Caffaro, che lo avea in custodia pel comune di Genova, promette tra le altre cose, che prima di porre piede nell’isola approvvigionerà di sufficienti munizioni le castella di Arcolento e di Marmilla, farà consegnare allo stesso Ottone li quarantacinque ostaggi promessi, compreso il suo figlio Pietro, e che dopo un mese dal suo arrivo in Arborea pagherà al medesimo Ottone di Caffaro lire mille di Genova, oltre le spese incontrate pel suo trasporto in Sardegna; che altre lire settemila pagherà prima del 24 giugno prossimo di quell’anno, e quindi altre lire quattro mila in ognuno degli anni successivi; e ciò fino al saldo pagamento dei suoi debiti verso il comune suddetto, e alcuni cittadini genovesi. Promette inoltre di difendere i Genovesi, di lasciarli liberamente negoziare nel suo regno, senza dazio o esazione di sorta, e di non permettere, senza il loro consenso, il somigliante ai Pisani. Promette finalmente di non far guerra, pace, tregua o concordia co’ Pisani e con gli altri giudici dell’isola, senza il beneplacito del comune di Genova, salva però la pace poco innanzi fatta da lui con gli stessi giudici; di concedere ai Genovesi terreno sufficiente in Oristano, onde edificarvi case e botteghe pe’ loro mercatanti; e di far giurare l’osservanza di tali patti dall’arcivescovo, vescovo e prelati, e da cento notabili uomini del regno di Arborea.

(1172, 17 gennaio).

Secolo XII – XCIX

Cristiano arcivescovo di Magonza, arcicancelliere e legato imperiale in Italia, nel promettere ai comuni di Genova e di Lucca, che metterà al bando la città e i borghi di Pisa, e farà cassare tutti i privilegi a lei conceduti dall’impero, promette eziandio, che laddove i Pisani si rimettano alla di lui volontà ed arbitrio per far la pace co’ Genovesi e co’ Lucchesi, adoprerà ogni diligenza, e porrà ogni studio, affinché la Sardegna sia divisa in due parti eguali, per attribuirne una ai Pisani, e l’altra ai Genovesi.

(1172, 6 marzo).

Secolo XII – C

Accordo seguito tra Bernardo Vescovo di Civita, e Benedetto Amministratore (Operaius) dei beni e redditi posseduti dalla chiesa di S. Maria di Pisa in Sardegna, riguardo alle chiese di S. Maria di Vignolas. Di S. Anastasia di Marraiano, di S. Pietro e di S. Maria di Surasce, di S. Lussorio di Oruviar, e di S. Maria di Barathanos (forse Larathanos), e per le case di Villa Alba, e di Gisalle, e loro pertinenze: per le quali eravi stata lite (kertu) tra i medesimi.

(1173, …).

Secolo XII – CI

Barisone, re di Gallura, conferma la donazione delle vaste terre di Iurifai fatta da suo padre Costantino II al monistero di S. Felice di Vada, e l’accresce con nuovi atti della propria liberalità (1).

(1173, …).

Secolo XII – CII

Pietro, re di Cagliari, concede ai Genovesi il libero esercizio della mercatura nei suoi stati, senza pagamento veruno di dazi o di tasse, promettendo di proibire ai Pisani, che negozino nel regno Cagliaritano. Dona inoltre agli stessi Genovesi il porto di Grotta con le sue pertinenze, come dianzi lo aveano i Pisani, e accorda loro la facoltà di raccogliere, o far raccogliere liberamente il sale nelle saline del suo giudicato. Si obbliga di pagar loro annualmente lire cinquecento per un quinquennio, a cominciare dal 16 agosto 1174, e fa ad essi la donazione della corte di Tefaraxi co’ servi, ancelle, mobili e immobili alla medesima appartenenti. Promette finalmente di difenderli nelle persone e negli averi in tutto il suo regno, di contribuire coll’opera sua a mantenerli nel possesso del regno di Arborea finché Barisone paghi loro i suoi debiti, e di far giurare la presente convenzione da cento uomini laici del suo giudicato (1).

(1174, 1 ottobre)

Secolo XII – CIII

Alberto, Arcivescovo di Torres, fa donazione della chiesa di S. Giorgio di Oleastreto con le terre, vigne, boschi, servi, ancelle, animali ed armenti alla medesima spettanti allo spedale di Stagno in Pisa, riservandosi però i dritti parrocchiali sulla chiesa donata, e il censo di una libbra di argento in occasione della venuta di Legati Pontificii in Sardegna, o di sua dipartita dall’isola pel continente.

(1176, …).

Secolo XII – CIV

Pietro Cardinale di S. Cecilia, e Siffredo Cardinale di S. Maria in via lata, entrambi legati della Sedia Apostolica, stabiliscono la pace tra i Pisani e i Genovesi, da rinnovarsi poi di sessennio in sessennio; e tra le condizioni della medesima stabiliscono specialmente riguardo alla Sardegna, che tanto gli uni quanto gli altri abbandonino l’usura e gl’illeciti guadagni, che sotto il palliato nome di donnicalie esercitavano nell’isola; che non s’inferiscano reciprocamente molestia nelle loro legittime possessioni e negoziazioni; che i Pisani non impediscano, né turbino in verun modo i Genovesi nel quieto possesso delle cose che a titolo di pegno essi ritenevano nel giudicato di Arborea per guarentigia dei loro crediti verso il re Barisone, e che non impediscano nemmeno agli altri giudici sardi di accordare nei loro stati libera mansione e sicurezza nelle cose e nelle persone agli stessi Genovesi, e di render loro la debita giustizia sempreché la riclameranno. Ed in conseguenza di questa pace i Pisani rinunziano alle concessioni e privilegi sulla Sardegna stati loro conceduti dall’imperatore Federico, promettendo di non invocarli giammai in avvenire contro, ed a pregiudizio dei Genovesi.

(1176, 29 gennaio).

Secolo XII – CV

Il Pontefice Alessandro III accorda privilegio apostolico, e conferma ai monaci dell’ordine di Vallombrosa la possessione dei beni loro donati dalla pietà dei fedeli, e tra le altre cose i monisteri di S. Paolo pisano, di S. Michele di Plaiano, e di S. Michele di Venerio (odierno Salvenero) che possedevano in Sardegna.

(1176, 20 aprile).

Secolo XII – CVI

Giuramento relativo alla pace conchiusa tra Pisani e Genovesi, nella quale sono contenuti i patti che riguardavano le loro negoziazioni e possessioni in Sardegna, le collette od esazioni che vi faceano, le donnicalie che vi esercitavano, le loro convenzioni speciali co’ regoli dell’isola, i crediti del comune di Genova verso Barisone re di Arborea, e Pietro re di Cagliari, e la rinunzia dei Pisani ai privilegi ottenuti sulla stessa isola dall’imperatore Federigo.

(1176, 6 novembre stil. pis. (1)).

Secolo XII – CVII

Pietro, re di Cagliari, rinnova col presente atto le convenzioni già intervenute tra lui e i Genovesi nel 1174 (1), e dippiù stringe co’ medesimi alleanza offensiva contro Barisone di Arborea, e difensiva pe’ propri Stati, e promette il pagamento del residuo suo debito di lire 1500 verso il comune di Genova.

(…, 5 aprile (2)).

Secolo XII – CVIII

Barisone II, re di Torres, fonda nel regno turritano uno spedale pe’ poveri lebbrosi, destinando a tal fine la casa denominata di Bosue con tutte le sue pertinenze, beni immobili, mobili e semoventi, e ne confida il governo e l’amministrazione a Sismondo rettore dello spedale di Ponte Stagno in Pisa, e suoi successori, aggiungendo all’atto della fondazione quelle condizioni e cautele che ne guarentiscano in perpetuo la esistenza, e lo premuniscano in futuro dalla indolenza e dal cattivo governo dei suoi temporari amministratori.

(1178, 28 maggio).

Secolo XII – CX

Barisone, re di Arborea, dona ai monaci di Monte Cassino la chiesa di S. Nicola di Gurgo sita nei suoi Stati con tutte le sue pertinenze, e beni mobili, immobili e semoventi,  all’oggetto di fondarvi un monistero dell’ordine Benedittino, con la condizione fra le altre, che fra i monaci da inviarsi e da mantenersi nel nuovo monistero ve ne fossero tre o quattro letterati, capaci per essere eletti vescovi, e per trattare gli affari del suo regno nelle corti Pontificia ed Imperiale.

(1182, …)

Secolo XII – CXI

Barisone, re di Arborea, conferma ai monaci Benedittini la donazione della chiesa di S. Nicola di Gurgo, che qui appellasi di Urgen, li affranca da ogni servizio e pagamento pe’ beni appartenenti alla medesima, e accorda agli stessi la libertà della pesca nei mari (stagni) di S. Giusta, di Ponte e di Mistras dal rivo di Kirras al ponte di Sinniscadi, e della raccolta del sale in Funari, Piscobiu e Sinnis.

(…(1)).

Secolo XII – CXIII

Barisone, re di Arborea, con la sua moglie Agalbursa dona alla chiesa maggiore di S. Maria di Pisa una casa rurale con servi ed ancelle, tre stazioni o mansioni (domestigas) per pastorizia con terre annesse, e un bosco (saltu) ghiandifero, una corte ossia casolare, tre vigne, e bestiami di varie specie, per solo intuito di pietà, e per la remissione dei suoi peccati.

(1185, …giugno).

Secolo XII – CXIV

Lettera Pontificia, con cui sono riprovati alcuni vescovi di Sardegna per non aver soddisfatto ai loro debiti nel tempo prefisso, per aver celebrato gli ordini sacri in un giorno, che non era per ciò destinato, e per aver giurato come un dovere di non parlare al proprio padre, alla madre, ai fratelli e alle sorelle, e di non prestar loro soccorsi (dai beni e redditi della chiesa).

(…(1)).

Secolo XII – CXVII

Agalbursa, regina di Arborea, promette a Guglielmo Tornello console del comune di Genova ogni sicurezza per terra e per mare ai Genovesi nel suo giudicato, tosto che per loro opera e co’ loro aiuti lo avrà ricuperato. Si obbliga inoltre di far guerra ai Pisani, se costoro la faranno ai Genovesi, di vettovagliare le navi di questi ultimi, di pagar loro annualmente il quarto degl’introiti del regno di Arborea fino all’estinzione dei suoi debiti verso il comune di Genova, di somministrare nei suoi Stati ai Genovesi case e locali sufficienti per abitazione, e per l’esercizio della mercatura, e di far giurare queste, e tutte le altre promesse contenute nel presente atto, da Ponzio suo nipote, tosto che avrà compiuto l’età  di anni quattordici (1).

(1186, 8 ottobre).

Secolo XII – CXVIII

Alfonso, re di Aragona, consanguineo di Algaburga regina di Arborea, per mezzo di un suo procuratore speciale guarentisce ai Genovesi l’adempimento dei patti che la medesima avea stipulato a loro favore, onde ricuperare col loro aiuto, e contro i Pisani, il regno di Arborea.

(1186, 8 ottobre).

Secolo XII – CXIX

Barisone II re di Torres promette a Guglielmo Tornello console del comune di Genova, che i Genovesi avranno nel suo regno sicurezza e protezione negli averi e nelle persone; che potranno negoziarvi liberamente senza pagamento di tasse e di dazi; che assegnerà loro locali sufficienti per l’esercizio della mercatura; che richiestone renderà ai medesimi giustizia secondo le leggi romane, o le buone consuetudini; che provvederà di vettovaglie le loro galee, e li assisterà ogniqualvolta il console o consoli di Genova verranno in Sardegna per la riscossione dei debiti del giudice di Arborea; che di concerto con detti consoli vettovaglierà eziandio le navi dei catalani già arrivati, e che arrivassero nell’isola nell’interesse della regina vedova di Barisone di Arborea; e finalmente, che presterà al comune di Genova aiuti, vettovaglie, e quanto sarà in suo potere, nel caso di guerra del medesimo comune co’ Pisani.

(1186, 24 novembre).

Secolo XII – CXX

I consoli del comune di Genova fanno le stesse promesse e si assumono gli stessi obblighi contenuti nella precedente convenzione del 24 novembre 1186 verso Barisone II di Torres, rappresentato dal di lui genero e procuratore Andrea Doria.

(1186, 30 novembre).

Secolo XII – CXXIII

Pietro I, re di Arborea, dona alla chiesa  cattedrale di S. Maria di Pisa la corte di Sollio situata in Parte Miili (Milis) nel di lui giudicato, con tutti gli edifizi, e con quarantuno servi ed ancelle alla stessa corte appartenenti, ed inoltre i salti (boschi), terre colte ed incolte, luoghi abitati (domesticas), e deserti (agrestas), acque, ripatici, ed acquedotti inservienti per la costruzione e manutenzione di molini, tutti di pertinenza della corte medesima, dandone contemporaneamente sovra luogo la materiale possessione ad Artocco procuratore od inviato di Bernardo Aghentina amministratore dell’opera di detta chiesa di S. Maria di Pisa.

(1187, …).

Secolo XII – CXXV

Pietro I, re e giudice di Arborea, promette di pagare tutto il suo debito ai Genovesi ed al comune di Genova, dando loro annualmente la metà degl’introiti del suo regno, e dei suoi redditi particolari, e lire cinquecento moneta di Genova sull’altra metà a lui restante. Promette inoltre, che pagato per intero il suddetto debito, corrisponderà progressivamente in ciascun anno lire cento della stessa moneta all’anzidetto comune; che concederà ai Genovesi nel porto di Oristano il sito sufficiente per edificarvi cento botteghe, e una chiesa col cimitero, e con l’abitazione necessaria pe’ sacerdoti e chierici della stessa chiesa, a tre dei quali, a un sacerdote cioè, a un chierico e ad un inserviente somministrerà vitto e vestito. E promette in ultimo di rinunziare al dritto di albinaggio, e di concedere nel suo regno all’arcivescovo di Genova una curia con servi e possessioni, quale ve la possedeva l’arcivescovo di Pisa, e ciò principalmente perché intendeva e volea essere ascritto alla cittadinanza di Genova.

(1188, 29 maggio (1)).

Secolo XII – CXXVI

Lettera di Papa Clemente III ai cardinali di S. Cecilia e di S. Maria in via lata, suoi Legati, acciò facciano restituire ai Genovesi il castello di Serla, ritenuto ingiustamente in Sardegna da uno dei suoi giudici (1).

(1188, 16 luglio).

Secolo XII – CXXVII

Bolla di Papa Clemente III, con la quale è confermata la pace stabilita tra i Pisani e i Genovesi, per riguardo principalmente alla Sardegna, dai cardinali di S. Cecilia, e di S. Maria in via lata, nel 7 luglio 1188.

(1188, 12 dicembre).

Secolo XII – CXXVIII

Pietro I, re e giudice di Arborea, rinnova le promesse, che nell’anno precedente avea fatte al comune di Genova (1), e per maggior sicurezza di dette sue promesse si obbliga di dare in pegno ai Genovesi il castello di Asone esistente ne’ suoi Stati, e di provvedere a proprie spese le paghe e il mantenimento del castellano, e di sette guardie che doveano custodirlo.

(1189, 7 febbraio).

Secolo XII – CXXXIII

Pietro I, re e giudice di Arborea, assegna definitivamente ai Genovesi il sito o l’area, che avea loro promesso per edificare cento botteghe nel porto d’Oristano, secondo le precedenti convenzioni (1), ne stabilisce l’estensione e i confini, e dona a Nicola Lecanozze suo procuratore, ed ai di lui figli e nipoti in perpetuo la curia, che fu già di Maria Dessereti, onde ne godano i redditi e i proventi (ut…habeat prode de ista curia).

(1189, 29 maggio).

Secolo XII – CXXXV

Atto di convenzione seguita tra Costantino II re di Torres e il comune di Genova, con la quale i contraenti si obbligano reciprocamente di salvare e proteggere nei rispettivi loro stati i cittadini genovesi e i sudditi turritani, di lasciar loro piena libertà di commercio, senza pagamento di dazio alcuno, di assegnargli le aree o i locali necessarii per la propria abitazione e per l’esercizio della mercatura, di rendere ai medesimi la dovuta giustizia, di aiutarsi a vicenda nelle guerre contro i Pisani e contro gli altri regoli dell’isola, e segnatamente contro quello di Arborea, laddove non soddisfacesse ai suoi debiti verso il comune di Genova, e di comprendersi vicendevolmente nelle paci e nelle concordie, che l’uno o l’altro di essi stringesse con dinasti cristiani o saraceni (1).

(1191, 10 giugno).

Secolo XII – CXXXVI

Convenzione fra Comita II re di Torres e Mariano suo figlio da una parte, e i consoli del comune di Genova dall’altra.  Quelli si obbligano di giurare la cittadinanza di Genova, di pagare le collette, di proteggere i Genovesi nelle loro terre, di permettere la libera estrazione del sale, di non accogliere i Pisani ecc. ecc. Questi dal loro canto si obbligano di proteggerli, di permettere loro libero commercio nella città, distretto e luoghi dipendenti da Genova, di non far pace co’ Pisani senza il loro concorso, ecc. ecc., con vari altri patti vicendevoli menzionati nell’atto.

(…(1)).

Secolo XII – CXXXVII

Ugone de Bassis, re e giudice di Arborea, promette di proteggere e difendere, sia nelle persone che nelle cose, i Genovesi ch’esercitavano la mercatura nei suoi Stati, e promette pure ai medesimi di accordar loro nel suo giudicato molti vantaggi, benefizi e concessioni.

(1192, 20 febbraio).

Secolo XII – CXXXVIII

Atto di compromesso fatto da Pietro I giudice di Arborea, e da Ugone di Bas nella persona di Guglielmo Burono console del comune di Genova per definire le loro questioni sul giudicato di Arborea, e lodo dato sulle medesime dal console suddetto.

(1192, 20 febbraio).

Secolo XII – CXXXIX

Pietro I, re e giudice di Arborea, promette di rendere giustizia ai Genovesi nei suoi Stati, di restituire gli effetti dei naufraghi, di pagare i suoi debiti verso il comune  e i cittadini di Genova, di dar loro nel porto genovese presso Oristano il sito per edificarvi cento botteghe ed una chiesa, rinunzia al dritto di albinaggio, e si obbliga di rinnovare in ogni quadriennio la presente convenzione (1).

(1192, 20 febbraio).

Secolo XII – CXL

Formola del giuramento, che doveano prestare al comune di Genova gli arcivescovi, vescovi, abati, priori, maggiorenti, uffiziali, ed altri liberi uomini del giudicato di Arborea, secondo i patti convenuti, e le promesse fatte a detto comune con la carta precedente da Pietro I giudice e re di Arborea.

(1192, 20 febbraio).

Secolo XII – CXLI

Raimondo di Turrigia, curatore di Ugone II re e giudice di Arborea, a di lui nome, Raimondo di Gulgo, Guglielmo di Sagardia, e Bernardo di Anglarola a proprio nome, e pei loro compagni, promettono a Guglielmo Burono, console del comune di Genova, di consegnare a quest’ultimo il castello di Serla nel partirsene da Sardegna.

(1192, 1 marzo).

Secolo XII – CXLIII

Pietro I, giudice di Arborea, dona alla canonica di S. Lorenzo di Genova lire venti di denari genovesi, annualmente ed in perpetuo, da pagarsi nel giorno della festività di S. Pietro Apostolo, e ciò per l’amicizia sua con gli uomini di Genova, e pel riposo delle anime di suo padre e di suo fratello.

(1195, 27 aprile).

Secolo XII – CXLVI

Lettera del Pontefice Innocenzo III all’arcivescovo di Torres, con la quale gli comanda di riconoscere come Legato Pontificio l’arcivescovo di Pisa allora soltanto che si troverà presente in Sardegna.

(1198, 3 luglio).

Secolo XII – CXLVII

Il Pontefice Innocenzo III, volendo provvedere efficacemente sul ricorso fattogli dall’arcivescovo di Arborea (Giusto) di nazione genovese, il quale dolevasi di essere stato spogliato dei beni della sua chiesa, e di aver sofferto molte personali ingiurie per parte dei canonici del capitolo Arborense, e di Guglielmo marchese di Massa e giudice di Cagliari, i quali si erano collegati insieme per calunniarlo ed opprimerlo, e visto che l’arcivescovo di Pisa, Legato Pontificio in Sardegna, cui la causa era stata deferita, propendeva a favore dei suddetti persecutori, commette all’arcivescovo di Cagliari, all’arcivescovo eletto di Torres, e al vescovo di Sorres, di fare rigorosa indagine su’ fatti lamentati, e risultando veri, di obbligare, anche per mezzo delle ecclesiastiche censure, li suddetti canonici, e marchese alla restituzione del mal tolto, ed al rifacimento dei danni e delle ingiurie verso l’arcivescovo riclamante.

(1198, 11 agosto).

Secolo XII – CXLVIII

Convenzione di Ugone di Basso, soprannomato Ponzio, giudice di Arborea, col comune di Genova, nella quale promette tra le altre cose sicurtà ai Genovesi nei suoi Stati, l’uso delle case loro necessarie per l’abitazione e per la mercatura, senza pagamento, la quarta parte delle rendite del Giudicato, e il pagamento dei debiti verso il suddetto comune (1).

(1198, 28 agosto).

Secolo XI – X

Lettera di papa Gregorio VII ai quattro Regoli o Giudici sardi, colla quale li richiama all’antica obbedienza e dipendenza dalla Chiesa Romana, e li esorta a uniformarsi alle istruzioni da lui date sul proposito a Costantino arcivescovo di Torres.

(1073, 14 ottobre)

Secolo XI – XII

Lettera di papa Gregorio VII a Orzocco giudice di Cagliari, colla quale lo encomia per l’onesta accoglienza fatta al Vescovo di Populonia, legato pontificio, lo esorta ad alcune riforme disciplinari del clero dell’isola, e lo avvisa di aver rigettato le proposte fattegli dai Normanni, dai Toscani, dai Longobardi, e da parecchie genti oltremontane per la concessione della provincia cagliaritana.

(1080, 5 ottobre)

Secolo XI – XV

Lettera del Pontefice Vittore III a Giacomo arcivescovo di Cagliari, colla quale si duole dello stato rovinoso in cui sapeva trovarsi le chiese in Sardegna, e lo esorta ad occuparsi sollecitamente della loro ristaurazione, giovandosi dell’aiuto degli altri vescovi dell’isola.

(1087, 29 agosto)

Secolo XI – XVIII

Lettera di Giovanni, monaco di Sardegna, a Riccardo abate del monastero di s. Vittore di Marsiglia, colla quale gli dà notizia della scomunica fulminata nel concilio provinciale di Torres contro Torchitorio regolo di Gallura, e lo richiede insieme dei suoi consigli.

(1089…(1))

Secolo XI – XXI

Torbeno giudice di Arborea permette alla madre sua donna Nibatta di disporre a suo talento delle due case di Nurage Niellu e di Masone de Capras da essa edificate; e Nibatta stabilisce la dotazione di queste case, delle quali vieta la vendita, acciò restino in perpetuo in potere dell’imperatore cioè di chi reggerà la provincia.

(…(1)).