Repertorio informatizzato delle fonti documentarie e letterarie della Sardegna

Repertorio informatizzato delle fonti documentarie e letterarie della Sardegna

Secolo XIII – LXVII

Pietro II, giudice di Arborea, riceve da Alessandro Legato Pontificio, mediante la consegna di un vessillo coll’emblema delle somme chiavi, la investitura del giudicato, promette di pagare alla Sedia Apostolica l’annuo censo di mille e cento bisanti, e ordina e stabilisce, che morendo egli, o i figli suoi senza prole legittima, il regno di Arborea ritorni per intiero alla Chiesa Romana, cui dichiara di appartenere in dominio, e proprietà (1).

(1237, 3 aprile).

Dal Muratori, Antiq. Ital., Tom. VI. Dissert. LXXI.

In nomine Domini nostri Iesu Christi. Hoc est exemplum cuiusdam etc.

In nomine Domini. Amen. Anno Domini millesimo ducentesimo trigesimo septimo, indictione XI. tempore domini Gregorii IX Papae, anno XI. tertia die exeunte mensis aprilis. Pateat omnibus manifeste, quod dominus Petrus Iudex Arboreae sponte et bona voluntate recognovit dominium et proprietatem iudicatus Arboreae ad Romanam Ecclesiam pertinere, a qua et pro qua publice confessus est, se habere, tenere, et possidere. Cuius investitionem idem iudex Arboreae recepit per manus Magistri Alexandri, Apostolicae Sedis Legati, cum quodam vexillo, in quo erant duae claves cum una cruce. Propterquod promisit singulis annis nomine census solvere et dare mille et centum bisantios Ecclesiae Romanae, vel ei certo nuntio (2). Ad cuius solutionem se, suosque legitimos filios obligavit. Praeterea statuit et firmiter ordinavit, ut si absque legitimis filiis moreretur, tota terra iudicatus Arboreae ad Romanam Ecclesiam, cuius est, libere revertatur. Et similiter si filii eius sine filiis decederent, dicta Arborea ad Sedem Apostolicam devolvatur.

Actum in ecclesia Beatae Mariae de Bonarcanto coram subscriptis testibus, videlicet domino Leonardo Calaritano Archiepiscopo, domino Trogodorio Archiepiscopo Arborensi, domino Constantino Episcopo Terralbensi, domino Iohanne Episcopo Usellensi, domino Sergio Episcopo Suellensi. domino Iohanne Episcopo Gisarcliensi, Trogodorio Episcopo Castrensi, Constantio Episcopo Othanensi, Oberto Episcopo Plovacensi, Nicolao Priore de Bonarcanto, Lamberto Abbate de Falesia, Benedicto Clerico de Alatro, Onfredone familiare domini Raynerii Cardinalis.

Ego Gregorius, sacrosanctae Romanae Ecclesiae Scriniarius etc.

Ad cuius rei firmitatem perpetuam ego Petrus Dei et sanctae Romanae Ecclesiae gratia iudex Arboreae etc.

Et ego Nicolaus Ferentinus, sanctae Romanae Ecclesiae etc.

NOTE

(1) Pietro II giudice di Arborea, che figura nel presente atto, è lo stesso, che dotò tanto riccamente il monistero di S. Maria di Bonarcado (Ved. sopr. cart. N° XLVII e L). Egli, al pari di Adelasia regina di Torres, riconobbe il supremo dominio della Chiesa Romana sul giudicato di Arborea, ne ricevette la investitura dal Legato Pontificio, prestò il giuramento di fedeltà, promise di pagare l’annuo censo di mille e cento bisanti d’oro, di non contrarre alleanze e parentadi, senza il consenso della Sedia Apostolica, diede e consegnò a guarentigia delle sue promesse il castello di Girapala, e accettò la condizione della ricadenza dei suoi Stati nel patrimonio di S. Pietro, laddove egli morisse senza successione legittima. Ciò si ricava dal presente documento, dal precedente della stessa data, e dagli altri riportati qui appresso, in data del 7 e 9 aprile, 1 e 12 maggio 1237.

(2) Li mille e cento bisanti, che Pietro II si obbligò di pagare annualmente alla Chiesa Romana, erano bisanti d’oro, come si ricava esplicitamente dalla carta del 12 maggio 1237 riportata più sotto. Quest’annuo censo non era una nuova imposizione, ma una rinnovazione d’obbligo antico, giacché nell’Elenco di Cencio Camerario, appartenente al secolo XII, si trova notato fra gli altri il giudice di Arborea pel canone annuale di mille e cento bisanti d’oro (Ved. sopr. Diplomi e Carte del Secolo XII, N° CXLII).