Repertorio informatizzato delle fonti documentarie e letterarie della Sardegna

Repertorio informatizzato delle fonti documentarie e letterarie della Sardegna

Secolo XII – XVII

Donazione e dotazione della chiesa di S. Nicolò di Trullas, e fondazione dell’annessovi Monistero, fatta da Pietro de Athen, ed altri notabili Turritani della stessa famiglia de Athen, a favore dell’Eremo di s. Salvatore di Camaldoli.

(1113, 28 ottobre).

Dal Mittarelli e Costadoni, Annal. Camaldol., tom. III, in append. col. 241, 242. Edit. praed.

Auxiliante Domino Deo, et Salvatore nostro Jesu Christo, et intercedente pro nobis beata et gloriosa, semperque Virgine Dei genitrice Maria, et beato Michaele archangelo tuo preposito paradisi, et beato Petro principe omnium Apostolorum, et beato Gavino, Proto et Januario martyres Christi, sub quorum protectione atque defensione in hac insula Sardiniae gubernatos nos credimus esse salvatos. Ego Petrus de Athen (1), et muliere mea Padulosa; et ego Ithocor de Athen (2), et muliere mea Elena de Thori; et ego Mariane de Athen; et ego Nistoli de Carbia, et muliere mea Elena de Thori; et ego Comita de Thori, et muliere mea Vera de Athen; et ego Gostantine de Athen, et Ithocor fratrem meum, et Petru fratrem meum, et Iorgia sorore mea, nos omnes fratres insimul cum uxoribus et filiis et filiabus nostris (3) facimus ista carta cum voluntate de  Deus, et dessu donnu nostru judice Gostantine dicto nomine de Laccon, et dessa muliere donna Marcusa regina dicta nomine de Gunale, et cum voluntate et consiliu de donno Petro de Cannetu (4) et de donno Johanne presbyter, qui modo est rector de Sancto Petro de Sorra (5) et cum voluntate de donno Elias presbyter, qui modo est rectore de archiepiscopato de Sancto Gavinio (6). La facimus ista carta ad Sanctum Nicolaum de Trullas (7), ca la affiliamus cum omnia causa quam modo habet, mobilibus vel immobilibus, et quod Deus in antea daturus est ibi, pro redemptionem animarum nostrarum, vel parentum nostrorum vivorum atque defunctorum, ad su eremum de Sanctum Salvatore du Camalduli, et adcomandamus ila (8) custa causa in manu, et in potestate de donno Guido priore, et ad poscessores suos (9), ci la faciatis pro amore Dei, et vestra sanctitate, et nostra karitate, ci non remaneat custa ecclesia sine regimen de clericos ci vi faciant su ministerium de Domine Deum, quantos clericos vobis placet; et custos clericos ci vi habent in Sanctum Nicolaum per facere su servitiu de Domini, volemus nos cum voluntate et Domini et vestra karitate ci vi stent ad honore (10), et habeant vestimenta et calciamenta, et lectos et victu corporale, quantum illis est opus, et inde faciant honore ad alios homines (11) propter caritate Dei; et si placet ad Deus, et ad Sanctos, et ad vos, inde facemus ad cognoscere sa voluntate nostra, ci non volemus ca nde siat minus dessa ecclesia de Sanctum Nicolaum in paramentos de Missa, et ci non de sint levata sa mensa dessu argentu ci est in su altare, et non sa cruce dessu argentu, et non su calice de cantare Missa, non su altare vitori ci vi est, non sas reliquias ci vi sunt, et non sos libros ci vi sunt (12). Si voluntas Dei est et vestra, ci plus thesauru vi possatis jungere Deo gratias (13); sin autem, istud permaneat ibi in sempiternum, et quantum habet remanere dessa antica de regimentu dessos clericos ci abent essere in Sanctum Nicolaum per ipsos domnos de Camaldula, volumus et desideramus pro Deum et pro sancta karitate ci non vajat in alia parte, nec in alio opus, nisi in vestimenta et in calciamenta dessos donnos heremitas si vi sunt como in su eremu, et ibi habent essere a restare (14). Nos omnes fratres insimul masculi et mulieres, sicut supra legitur, hec cartula confirmamus et corroboramus, et facimus ad honorem Dei omnipotentis, et Sancti Salvatoris de Camalduli, et Sancti Nicolai confessori Domini, propter salutem animarum nostrarum, et parentum nostrorum vivorum atque defunctorum, ut siamus electi et aggregati inter numero electorum, si placet illi, qui cum Patre et Spiritu Sancto vivit et regnat in secula seculorum. Amen.

Et si quis ista carta destruere etc. (15). Anno MCXIII mense octobr. dies XXVIII luna XVIII IIII feria.

Ego Albertus episcopus Soranae ecclesie confirmo, et subscripsi (16).

NOTE

(1) Pietro de Athen, e li suoi due fratelli Itocorre e Mariano appresso nominati furono i principali fondatori, e donatori. Sono essi i medesimi Pietro, Itocorre e Mariano Athen, che sottoscrissero come testi alla donazione della chiesa di s. Pietro di Scano fatta all’eremo di Camaldoli nel 30 aprile 1113 da Costantino I di Lacon regolo di Torres. (Ved. supr. diplom. N° XIII, not. (6)).

(2) Questo Itocorre de Athen era fratello di Pietro, di cui nella nota precedente. Non bisogna perciò confonderlo coll’altro Itocorre de Athen nominato più sotto in questo stesso diploma, il quale era figlio del suddetto Pietro de Athen.

(3) Alla presente donazione e fondazione concorsero per  conseguenza co’ tre fratelli de Athen, Pietro, Itocorre e Mariano, parecchi altri agnati della stessa famiglia, ed inoltre alcuni individui delle famiglie de Carbia e de Thori, tutte magnatizie di Torres, le quali aveano con quella degli Athen stretti vincoli di cognizione. Così p. e. Comita de Thori sembra che fosse cognato dei suddetti tre fratelli de Athen per via della sua moglie Vera de Athen loro sorella; che cognato di Comita de Thori fosse Nistoli de Carbia per mezzo della moglie Elena de Thori; siccome è certo che Costantino, Itocorre, Pietro e Giorgia fratelli e sorella de Athen erano figli del già mentovato Pietro de Athen seniore; ciò ricavandosi dal diploma del 24 maggio 1120, spedito da Gonnario II di Torres ai monaci Cassinesi (Ved. infr. N° XXVIII), nel quale sottoscrivono come testi Pietro de Athen (seniore), il suo figlio Costantino, e i suoi fratelli Itocorre e Mariano de Athen. Per le ulteriori notizie riguardanti questa illustre famiglia, congiunta di sangue co’ regoli Turritani, e il monistero di s. Nicolò di Trullas. Ved. Tola, Dizion. biogr. dei Sardi ill., vol. I, pag. 94 e 95.

(4) Pietro di Canneto, del quale si fa qui menzione, fu poi arcivescovo Turritano. L’anno della di lui assunzione a questa sede metropolitica è incerto; ma egli la occupava indubitatamente nel 1134, poiché è nominato colla qualificazione arcivescovile in una lettera di tale anno scritta da Uberto arcivescovo pisano (1135 stil. pis.), e nel concilio provinciale celebrato in Ardara nell’anno medesimo, in cui fu discussa in contraddittorio del capitolo della Basilica di s. Gavino di Torres la causa della donazione della chiesa di s. Giorgio di Barracci, e di s. Maria di Chennor da lui fatta precedentemente al monistero di Monte Cassino. Nel 1136 e 1139 prestò il suo consenso alle donazioni fatte ai Camaldolesi da Costantino di Athen, e da Ugone vescovo di Ottana (Ved. infr. diplom. N° XLV e L); ma non è abbastanza chiarito, come vorrebbe il Mattei nella Sardinia Sacra, ch’egli sia lo stesso Pietro arcivescovo di Torres, il quale nel 1150, o 1153 assentì ad una donazione fatta da Giovanni vescovo di Sorres. (Ved. Tola, Dizion. biogr. dei Sardi ill., vol. I, pag. 164 e 165).

(5) Dal vedersi qui nominato come consenziente alla donazione il prete Giovanni, rettore della chiesa di Sorres, potrebbe indursi, che nel 28 ottobre 1113 la detta chiesa fosse vedova del suo vescovo; su di che ved. infr. la nota (1) pag. 191 col. 1a.

(6) Pare adunque, che la sede arcivescovile di Torres fosse vacante, e che il prete Elia reggesse perciò l’arcivescovado.

(7) Qui il donatore distingue due cose, cioè la donazione in se stessa, che dice di farla ad sanctum Nicolaum de Trullas, onde la chiesa e il monistero rimanessero così dotati in perpetuo; e l’aggregamento della stessa chiesa e monistero a quella di Camaldoli, di cui la prima fosse filiale: ca la adfiliamus. In altri diplomi leggesi, ora adfiliare, quando adfijolare, o quando adfijovilare.

(8) Adcomandamus ila, cioè raccomandiamo la chiesa di s. Nicolò; ed è corruzione del lat. commendamus illam.

(9) Poscessores, lo stesso che successores, formato coll’avverbio post.

(10) Ci vi stent ad honore, ossia che vi stiano, dimorino, e vivano decentemente; lo che i donatori spiegano più chiaramente colle parole che sieguono, relative al vitto e vestito dei monaci.

(11) Et inde faciant honore ad alios homines, cioè possano comparire onoratamente in faccia al mondo.

(12) Da questo periodo della donazione risulta, che la chiesa di s. Nicolò di Trullas era stata fornita dai donatori di tutto l’occorrente in paramentali, libri, ec.

(13) I donatori augurano ai monaci, che per grazia divina possano ricevere in avvenire altri doni, ed arricchire la chiesa e il monistero; ci plus thesauru vi possatis jungere Deo gratias.

(14) Da questo passo si rileva, che il nuovo monistero era già abitato da alcuni monaci, che sono chiamati eremiti.

(15) Qui cominciavano le maledizioni contro chiunque ardisse infrangere la presente donazione. E siccome era un formulario somigliante per tutti i diplomi sardi del medio evo, perciò gli annalisti Camaldolesi tralasciarono di copiarlo per extensum.

(16) Non posso veramente comprendere, perché nel principio di questo diploma presti il consenso Giovanni rettore della chiesa di Sorres, e qui nel fine confermi e sottoscriva la donazione Alberto vescovo Sorrense, o Sorano. Forse i monaci, non contenti dell’assenso vescovile, si munirono eziandio di quello del parroco locale, cui andavano a succedere, e succedettero poi veramente nei dritti e negli obblighi parocchiali. Ved. supr. not. (3), pag. 190, col. 1a.